Le donne di Napoli tra leggenda, culto, Ingegno e spettacolo

Da Partenope a Sophia Loren, tante sono le donne di Napoli che hanno segnato la storia.

Ne citiamo alcune, quelle che forse più di altre hanno lasciato il segno, ma tante sono le donne napoletane che meriterebbero di essere celebrate.

Napoli è donna fin dentro le viscere.

Partendo dall’antichità non possiamo non parlare di Partenope, la bianca creatura, colei che con il suo canto traeva in rovina i naviganti.




La leggenda narra che tentò di ingannare anche Ulisse, ma sconfitta, perché non riuscì ad incantarlo, si lasciò morire sull’isolotto di Megaride dove oggi sorge il Castel dell’Ovo. Si racconta che gli abitanti di allora le dedicarono un sepolcro, la onorarono con cerimonie e danze e diedero persino il suo nome al villaggio che sorgeva tra Megaride e Pizzofalcone.

Altre figure leggendarie femminili sono le sibille, dette anche Pitonesse, vergini sacerdotesse di Apollo.

Sibilla Cumana

Una fra tutte è la Sibilla Cumana, che aveva il compito di mettere in contatto il mondo dei vivi con quello dei morti. Di origine sconosciuta, si dice che visse più di mille anni profetizzando le sorti del mondo e delle persone. Le furono attribuiti diversi nomi, come quello di Amaltea la capra di Zeus. Si può dire che le sibille siano state tra le prime femministe leggendarie della storia; anche se la loro esistenza è dubbia sono ricordate come coloro che si opponevano al potere maschile fatto di prevaricazione.

Con il diffondersi del Cristianesimo a Napoli si moltiplicarono in ogni angolo della città Chiese e Monasteri, che rappresentavano un rifugio per le donne e per gli uomini che scappavano dalle oppressioni e dalle tirannie. Tre figure femminili legate alla religiosità del popolo napoletano, sospese tra l’immaginario, la poesia e la realtà, sono Donnalbina, Donna Romita e Donna Regina.

Tante sono le leggende che riguardano queste tre figure femminili. Una di esse fu narrata da Matilde Serao, che raccontò di una Napoli del trecento in cui viveva un Barone con tre figlie: Albina, Romita e Regina. Non avendo figli maschi e, quindi, eredi che potessero portare avanti la casata, il Barone ottenne dal Re la possibilità che la prima figlia Regina sposasse Don Filippo Capece mantenendo il titolo della casata, ma Don Filippo si innamorò della più piccola Romita. Non potendola sposare decise di restare solo. Le tre sorelle si ritirarono, quindi, a vita ecclesiastica fondando ognuna un Monastero.

Santa Maria Francesca delle cinque piaghe

Restando in ambito religioso, vanno ricordate le sante protettrici della città, accanto al santo patrono, riconosciute con un decreto del 1955 della Congregazione dei Riti: Santa Candida (ritenuta la prima cristiana di Napoli), Santa Restituita, Santa Patrizia (nata a Costantinopoli e morta a Napoli), Santa Maria Francesca delle cinque piaghe (nata, vissuta e morta a Napoli).

Ci sono, poi, donne religiose e devote che hanno speso la loro vita al servizio del popolo. Tra esse meritano di essere citate: Maria Longo, che diede origine ad uno degli ospedali più famosi di Napoli nel cinquecento, Gli “Incurabili” ed Orsola Benincasa, che tanto si prodigò per Napoli e che fondò la Congregazione della Santissima Concezione di Maria, con un Educandato annesso, dove le giovani donne delle migliori famiglie napoletane andavano ad istruirsi.

Giovanna I

A Napoli si susseguirono anche diverse donne di potere. Vanno ricordate, principalmente, le angioine Giovanna I e Giovanna II

Giovanna I fu la prima donna a cingere la corona del Regno di Napoli, regina a 17 anni, bella, fu anche  la prima ad immergersi nella cultura napoletana per mentalità e lingua, pur non essendo originaria di Napoli. La seconda, più insicura e debole, era dotata, però, di una grande generosità e tante furono le opere di bene che fece per il popolo napoletano.




Nel periodo vicereale troviamo la famosa Donn’Anna di Carafa, innamorata di Posillipo; moglie del vicerè Ramiro de Guzman, bella, bionda e ricca, veniva considerata nei salotti nobiliari dell’epoca “La prima dote d’Europa“. Anna di Carafa diede il compito a Cosimo Fanzago di ideare il bellissimo palazzo a Mare, il Palazzo Donn’Anna, che pur rimasto incompiuto, è uno dei palazzi più belli e particolari dell’epoca.

L’altra faccia di donna dello stesso periodo è Berardina d’Amalfi, moglie di Tommaso Anielo d’Amalfi, conosciuto come Masaniello. Si narra che Berardina arrotondava le magre entrate della famiglia con il contrabbando. Condotta in carcere più volte, guidò insieme al marito la rivolta del popolo contro il Re. Alla morte del marito subì una vita di persecuzioni e maltrattamenti da parte dei nemici di Masaniello.

Maria Carolina

In Epoca borbonica la donna più influente fu Maria Carolina, regina consorte di Napoli e Sicilia, la vera governante del regno; colta ed intelligente, si seppe imporre sulle decisioni del regno, considerato anche che il marito Ferdinando I,  conosciuto come Re Nasone, non aveva una grande cultura, era volgare e di cattiva educazione.

Va citata, inoltre, Emma Hamilton, intima amica di Maria Carolina, moglie dell’ambasciatore britannico nel regno. Emma usò la sua influenza sulla regina per ottenere che il re concedesse i rinforzi all’ammiraglio Nelson. Quando questi tornò a Napoli cinque anni dopo tra loro nacque l’amore.

Durante l’illuminismo a Napoli vi fu una vera e propria esplosione di genio femminile; oltre a Fonseca, grande politologa, ricordiamo Eleonora Barbapiccolo,  che tradusse Cartesio, spingendo le donne ad avvicinarsi alla filosofia. Poi, ancora, Faustina Pignatelli, astrologa matematica e fisica, Mariangela Ardinghelli ed Aurora Sanseverino, donne di scienza.

Durante il Romanticismo ricordiamo Maria Giuseppa Guacci grande poetessa romantica napoletana, amica di Leopardi, Ines Ricciardi, Adelaide Dalbono, Virginia Dalbono Garelli e Maria Luisa D’Aquino. 

Matilde Serao

Non si può non citare la grande Matilde Serao, la prima vera giornalista italiana, che nel 1888 fondò il “Corriere di Napoli” e che, successivamente, diresse il Mattino di Napoli e fondò il Giorno, dopo la separazione dal marito. La sua fama è legata al romanzo “Il Ventre di Napoli”. La Serao ha il merito di  aver rappresentato nei suoi romanzi il ritratto più vero della popolazione napoletana nel momento storico dei primi del novecento. Come giornalista seppe descrivere il sacrificio del Sud consumato in nome dell’unità d’Italia e dell’arrivismo di Roma.

Altra scrittrice da ricordare è la Cicinnati, che si occupava di cronaca mondana ed Anna Maria Ortese autrice de “Il mare non bagna Napoli”

Concludiamo il nostro elogio con le donne dello spettacolo, qui Napoli ha raggiunto davvero livelli altissimi.




Ricordiamo nella musica: Eleonora Baroni, famosa nei tempi passati  per le sue doti canore, Anna Fougez, Lina Resal, Elvira Donnarumma, la mandolinista Maria Cacace, appartenente ad una famiglia di costruttori di mandolini di pregio e Valentina Bideri figura influente nell’editoria musicale. Nel dopoguerra la canzone napoletana ha conosciuto interpreti straordinarie come: Isa LandiEva Nova, Mari Paris, Giulietta Sacco, Miranda Martino, Mirna Doris, Marisa del Frate, Angela Luce, Angela e Marina Pagano, Pina Cipriani, Gloriana, Isa Danieli, Teresa De Sio, Lina Sastri, Fausta Vetere, Antonella d’Agostino, Antonella Morea, Pietra Montecorvino ed altre.

Sophia Loren

Nel teatro e nel cinema, invece, abbiamo talenti come: Elvira NotariFrancesca Bertini, Titina De Filippo, Tina Pica, Pupella e Rosalia Maggio, Concetta Barra, Luisa Conte, Regina Bianchi, Elena Tilena, Angelica Ippolito.

Dei giorni nostri ricordiamo: Marisa LauritoLucia Cassini, Maria Luisa Santella, Laura Angiulli, Dalia Frediani, Lara Sansone, Giuliana De Sio, Ida di Benedetto, Marina Suma, Clelia Rondinella, Iaja Forte, Marina Confalone, Anna Buonaiuto , Loris Brosca  e tantissime altre fino ad arrivare alla più famosa ambasciatrice di Napoli nel mondo, la grande Sophia Loren.

E con Donna Sofia vogliamo chiudere questo focus sulle donne che o per mito o per leggenda o per vita reale hanno segnato e contribuito alla crescita spirituale, etica e culturale di Napoli.

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