Il Brigantaggio Napoletano

Il Brigantaggio penetrò intensamente nel tessuto sociale e popolare alimentando nel corso degli anni miti, leggende, racconti di varie entità.
Infatti per le plebi meridionale il Brigante è stato un vero e proprio eroe, vendicatore, benefattore,entrando anche nel ruolo di giustiziere a volte.
La storia del brigantaggio Napoletano e nelle terre del meridione comincia molto tempo prima, infatti sin dalla prima metà del quattrocento, durante il governo degli Aragonesi, si verificavano opposizioni all’antico feudalismo.

Infatti questo determinò varie forme di brigantaggio ancora non chiamato con questo termine, come la lotta di popolo.
In quel periodo storico si attuò un momento di ribellione da parte dei contadini contro i proprietari terrieri che si erano impadroniti delle terre degli Ex Baroni.
Durante il Vicereame Spagnolo il brigantaggio non cessò mai di esistere dovuto a vicende governative come aumenti o applicazioni di tasse.

Un volto dell’epoca fu Marco Sciarra, un brigante dell’epoca, diventò il vessillo della lotta contro la rendita, rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Vicende e personaggi importanti:
Intorno al Settecento, precisamente nella seconda metà gli eventi storici sono caratterizzati dalla temporanea caduta del regno borbonico, dovuta alla inettitudine di re Ferdinando, infatti l’avvento delle truppe francesi, comandate dal Generale Championnet, i giacobini della rivoluzione francese determinarono il sorgere di un grande evento storico, la Repubblica Partenopea (23 gennaio 1799).
Per contrastare il pericolo il terribile temerario Cardinale Fabrizio Ruffo in nome del pontefice e del re, si pose a capo di un ingente esercito che dalla Calabria, in cinque mesi appena, giunse alle porte di Napoli, riconquistando a Ferdinando il trono.
L’esercito fu denominato della Santa Fede i (Sanfedisti) esiste un canto popolare napoletano che racconta l’epica impresa (Canto dei Sanfedisti), l’esercito era composto da briganti, banditi,contadini, delinquenti fatti uscire dalla santa sede per l’evento.
L’esercito del Cardinale Ruffo il 13 giugno del 1799 all’ingresso di Napoli,cantava così:

brigantessa michelina de cesare donna combattente
brigantessa michelina de cesare donna combattente

A lu suono de grancascia
viva lu popolo bascio
A lu suono de tamburelli
so’ risorti li puverielli
A lu suono de campane
viva viva li pupilane
A li suono de viuline
morte alli Giacubbine… 

Da questa guerra efferata, uscirono i nomi dei primi briganti politici: Gaetano Mammone, Michele Pezza detto Fra Diavolo, Sciarpa, De Cesare, Boccheciampe, Pane-Di Grano, Pronio, Falsetta ed altri.
Mammone era originario di Sora dove esercitava il mestiere di mugnaio.
Di lui si racconta: un mostro orribile di cui difficilmente si trova eguali in due mesi di comando ha fatto fucilare 350 infelici.

Briganti Famosi:
Uno delle figure di maggior rilievo tra le più leggendarie è sicuramente il brigante Fra Diavolo.

Considerato un uomo mezzo sacro e mezzo empio, con l’astuzia di un monaco e la malizia del diavolo.

Questo brigante in realtà indosso anche la tonaca di frate per un periodo della sua vita. Si uni all’esercito del Cardinale Ruffo, decidendo di appoggiare i borboni ed appoggiare i “Sanfedisti” per scacciare i giacobini da Napoli, cosi facendo sperava di poter espiare tutti i suoi delitti.
Dopo la restaurazione di Ferdinando, Fra Diavolo fu nominato Duca di Cassano con un vitalizio di 3000 ducati.

Il caso di Giuseppe Bonaparte:
Giuseppe Bonaparte fratello di Napoleone l’11 febbraio 1806 entro in Napoli raccogliendo dal popolo solo indifferenza.

Dopo tre mesi Giuseppe fu incoronato Re e subito da li ci fù una reazione dei briganti fomentati dagli inglesi e dai sovrani esiliati.
Qui Fra Diavolo riapparve con 600 uomini per cercare di uccidere e cacciare i francesi, questo preoccupo tanto Giuseppe il quale scriveva al fratello dicendo “ fratello qui la lotta con i partigiani e continua su tutti i fronti”.
L’11 novembre Fra Diavolo fu impiccato a Piazza Mercato in Napoli.

Il Brigantaggio dopo l’unità d’Italia; Carmine Crocco e Ninco Nanco:
Intorno al 1860-61 si andarono organizzando un po dappertutto bande di briganti nei boschi intorno ai centri abitati.
Ci fu un uomo che riunì sotto il suo comando un vero e proprio esercito di fuoriusciti garibaldini, borbonici, braccianti e contadini offesi dal questo nuovo regno che si andava a sostituire, il suo nome era Carmine Crocco Donatelli, già caporale d’armata borbonica.

Carmine Crocco fu il primo grande capo del brigantaggio postunitario:
Un astuto stratega amatissimo dalle donne diede filo da torcere all’esercito sabaudo.
Alla sua banda si aggregò Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, bracciante di Avigliano, che porto con se il fratello ed altri 12 uomini.

L’8 aprile nel 1861 inizio la sua marcia insieme ad ex soldati borbonici sbandati, occupando Ripacandida e Venosa, bruciano ed aprendo carceri e saccheggiando villaggi, proclamando la restaurazione del potere borbonico entrarono a Melfi acclamati dal popolo.
Successivamente Crocco e la sua Banda invase l’Irpinia ma dopo alcune vittorie furono accerchiati dalle guardie Nazionali accorsi ad Avellino.
Il brigantaggio politico si estendeva a macchia D’olio in Irpinia, nel casertano, nella zona Sorrentina, di Castellammare e nel Beneventano spingendosi fino alla Calabria.
A Napoli Il più grande brigante dello stesso periodo fu Antonio Cozzolino, originario di Boscotreccase, detto Pilone, Nominato cosi perchè era molto Villoso.
Operò nel vesuviano e nel napoletano fu autore d’imprese sensazionali, fu poi costretto a rifugiarsi nello stato Pontificio dove poi fu rinchiuso nelle carceri papaline.

Carmine Crocco
Carmine Crocco

Dal 1860-61 in poi il brigantaggio diventò una vera spina nel fianco del Governo, le bande preferivano gli agguati invece di scontrarsi apertamente.
Nel 1863 il Governo apri una commissione d’inchiesta sul brigantaggio.
Intorno al 1870 il brigantaggio ormai volgeva al termine, uno degli episodi più importanti fu il tradimento del capo banda Giuseppe Caruso di Atella, questi si era costituito è stava in carcere, offrì in cambio dell’ impunità rilevazioni importanti su basi e nascondigli.
Crocco si sentì in pericolo e decise di raggiungere lo stato Pontificio, Ninco Nanco invece morì fucilato.
La cattura di Carmine Crocco Segna ormai il tramonto del brigantaggio, morì il 18 giugno del 1905 in ergastolo nelle galere Vaticane.

 

 

Bibliografia
Molfese. Storia del brigantaggio dopo l’unità d’Italia Feltrinelli
Nitti Eroi e Briganti Longanesi
Villari La rivolta antispagnola a Napoli Laterza
Dumas Cento anni di brigantaggio nelle province meridionali d’Italia Stamperia Salvatore de Marco.
Barra Il brigantaggio in Campania
Il brigantaggio. Le fonti della storia a cura di A. Piccioni, Firenze

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